Libri

Libri…

A volte sono lo specchio della realtà che impari a conoscere meglio, altre diventano il rifugio da una realtà troppo stretta da vivere.

Passo spesso da un libro serio ad uno più soft, per darmi il tempo di metabolizzare ciò che mi è stato presentato e per tornare a respirare, ma anche i libri leggeri possono portare con sé qualche trascico della mia esistenza.

Respirare: come si fa, quando il personaggio principale soffre di attacchi di panico, che conosci fin troppo bene? Diventa quasi impossibile. E quando invece sei in disaccordo con molte delle sue scelte? Forse il problema principale è che quelle scelte che si leggono e con cui si è tanto in disaccordo rispecchaino il tuo modo di fare.

Quante volte ci si pone di fronte ad un personaggio in maniera razionale e distaccata, cosa che non facciamo con la nostra vita! Sai che quello che sta facendo la protagonista è sbagliato, sai che lei è la protagonista e che si sta abbattendo per un non nulla, che si sta facendo delle paranoie inutili, che sta facendo delle scelte che non capisci, ma ad un tratto è chiaro: ti accanisci tanto contro di lei, sbuffi e le gridi contro “Ma sei idiota?” perché è più semplice farlo rivolta ad un libro, a qualcuno che nella realtà non esiste, ma che in fondo conosci molto bene. Sei tu per certi versi e tu, come lei, nelle stesse situazioni sbaglieresti, non guardando tutto l’insieme in maniera distaccata e neutrale, ma da dentro, dove è impossibile essere razionali. Così ti affidi a persone che non conosci del tutto, che ti farebbero del male alla prima occasione pur di salvaguardarsi, scambi alcuni sguardi per sguardi di affetto, o al contrario le preoccupazioni e le parole di altri le fraintendi, ferita in un orgoglio che nemmeno tu conosci.

Ti trascini tra la realtà e la fantasia, con mille domande in testa a cui non sai rispondere. Allora ti dici “Magari riuscissi a vedermi come mi vede lui!”

Magari riuscissi a vedermi realmente e non attraverso una corazza di paura che mi blocca l’esistenza…

Una sassolina

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Passa da me e ti dirò com’è!

Non è affatto semplice.

Ormai ho più di trent’anni e sai quanto può essere difficile quando tutto intorno a te è come se andasse al contrario? Non riuscirò a spiegarmi, già lo so. In questo momento nella mia testa c’è molta confusione, ma farò un esempio. Hai sentito parlare del Fertility day? Hai sentito tutta l’indignazione che ha creato? Beh, le mie amiche si saranno indignate, loro più di tutte, eppure fanno una campagna del genere ogni giorno. Non se ne accorgono ma la fanno. La fanno quando mi raccontano della loro nuova convivenza, del loro matrimonio, dei loro bambini, del loro orologio biologico. E no, non parlano per condividere la loro felicità, o almeno non solo, dietro c’è qualcos’altro, c’è una domanda che non viene detta ma che viene sottolineata più e più volte “E tu, quando ti deciderai?”

L’altro giorno mi è capitata una cosa assurda. Io e le mie amiche abbiamo un gruppo Whatsapp. Sembra che dopo una certa età, soprattutto se qualcuno del gruppo ha dei figli non ci si possa esimere dal parlare di loro, anzi, si deve parlare solo di loro.
“Quanto è bello!”
“Allora come sta? E tu?”
“Come va, tutto bene? Allatti? Il bambino piange? Dormi? Dorme?”
“Tuo marito fa il papà? E tu la mamma?”

Santo Dio, ma che succede? Io queste conversazioni le odio. Le conversazioni dell’ovvio e delle moine!  Io non faccio le moine ai miei nipoti, figuriamoci ad altri bambini, ma sembra che le persone si divertano a fare gli stupidi davanti a dei piccoli esseri umani, che magari potranno anche pensare “Ma che vuole ‘sta scema?”.
A volte mi chiedo se io sia normale. L’altro giorno mi sono posta seriamente il problema. Poi però è arrivato un messaggio sul gruppo: “E i vostri bimbi?”

Non ci potevo credere…  I VOSTRI BIMBI?

Sono rimasta senza parole, ho riletto quel messaggio e ho poggiato il telefono.

I VOSTRI BIMBI?

E l’anormale sono io?

Sono stata stupida a non fare delle foto artistiche ai miei piccoli (cane e gatto), inviarle e iniziare a sproloquiare di quanto sono dolci, carini e affettuosi, di cosa mangiano e non mangiano, di come fanno i loro bisognino e quanto sono amorevoli quando dormono, ma
1. non avrebbero capito quello che avrei voluto dire
2. avrebbero pensato “Oh poverina, è gelosa”

Ma no, non sono gelosa, sono solo arrabbiata perché sembra che se a più di trent’anni non sei andata a convivere, non ti sei spostata e non hai avuto figli sei una fallita. Quando in realtà state cercando solo di fare un passo alla volta -tu eil tuo ragazzo- e prima vorreste avere un lavoro decente piuttosto che mettere al mondo dei figli e non sapere come crescerli, o sposarvi senza cognizione di causa.

Io ho trascorso l’estate dietro al raggiungimento di un obiettivo e sai cosa mi sono sentita dire quando alla fine non sono stata soddisfata? “Dai, non ci pensare!”
Ok, ho raggiunto l’obiettivo è vero, quindi è solo la mia soddisfazione personale ad essere lesa perché avrei voluto avere un risultato quasi perfetto come piace a me, ma “Dai non ci pensare!”? Ovvio, nessuna delle mie amiche si è preoccupata di chiedermi quanto ci tenessi a fare bene. L’obiettivo non era né un figlio né un matrimonio, ma solo una realizzazione personale e professionale, quindi praticamente il nulla.

Quest’estate non sono uscita spesso e quando l’ho fatto speravo di potermi sfogare con una di loro e parlare di quello che stavo facendo. Ogni sera invece mi ritrovavo ad ascoltare il racconto della sua storia, della sua prossima convivenza, del matrimonio di quell’altra o dei bimbi dell’altra ancora. Sono stanca.

A volte mi chiedo se un giorno troverò mai il mio posto, con delle persone che mi possano capire. Sono rimasta da sola, ormai. Io non voglio essere il tipo di ragazza che rimane a vivere una vita sola con il suo ragazzo, a me piacerebbe condividere ma alla fine mi ritrovo solo con lui, perché per gli altri io ormai non esisto più, se mai sia mai esistita.

Una sassolina