Passa da me e ti dirò com’è!

Non è affatto semplice.

Ormai ho più di trent’anni e sai quanto può essere difficile quando tutto intorno a te è come se andasse al contrario? Non riuscirò a spiegarmi, già lo so. In questo momento nella mia testa c’è molta confusione, ma farò un esempio. Hai sentito parlare del Fertility day? Hai sentito tutta l’indignazione che ha creato? Beh, le mie amiche si saranno indignate, loro più di tutte, eppure fanno una campagna del genere ogni giorno. Non se ne accorgono ma la fanno. La fanno quando mi raccontano della loro nuova convivenza, del loro matrimonio, dei loro bambini, del loro orologio biologico. E no, non parlano per condividere la loro felicità, o almeno non solo, dietro c’è qualcos’altro, c’è una domanda che non viene detta ma che viene sottolineata più e più volte “E tu, quando ti deciderai?”

L’altro giorno mi è capitata una cosa assurda. Io e le mie amiche abbiamo un gruppo Whatsapp. Sembra che dopo una certa età, soprattutto se qualcuno del gruppo ha dei figli non ci si possa esimere dal parlare di loro, anzi, si deve parlare solo di loro.
“Quanto è bello!”
“Allora come sta? E tu?”
“Come va, tutto bene? Allatti? Il bambino piange? Dormi? Dorme?”
“Tuo marito fa il papà? E tu la mamma?”

Santo Dio, ma che succede? Io queste conversazioni le odio. Le conversazioni dell’ovvio e delle moine!  Io non faccio le moine ai miei nipoti, figuriamoci ad altri bambini, ma sembra che le persone si divertano a fare gli stupidi davanti a dei piccoli esseri umani, che magari potranno anche pensare “Ma che vuole ‘sta scema?”.
A volte mi chiedo se io sia normale. L’altro giorno mi sono posta seriamente il problema. Poi però è arrivato un messaggio sul gruppo: “E i vostri bimbi?”

Non ci potevo credere…  I VOSTRI BIMBI?

Sono rimasta senza parole, ho riletto quel messaggio e ho poggiato il telefono.

I VOSTRI BIMBI?

E l’anormale sono io?

Sono stata stupida a non fare delle foto artistiche ai miei piccoli (cane e gatto), inviarle e iniziare a sproloquiare di quanto sono dolci, carini e affettuosi, di cosa mangiano e non mangiano, di come fanno i loro bisognino e quanto sono amorevoli quando dormono, ma
1. non avrebbero capito quello che avrei voluto dire
2. avrebbero pensato “Oh poverina, è gelosa”

Ma no, non sono gelosa, sono solo arrabbiata perché sembra che se a più di trent’anni non sei andata a convivere, non ti sei spostata e non hai avuto figli sei una fallita. Quando in realtà state cercando solo di fare un passo alla volta -tu eil tuo ragazzo- e prima vorreste avere un lavoro decente piuttosto che mettere al mondo dei figli e non sapere come crescerli, o sposarvi senza cognizione di causa.

Io ho trascorso l’estate dietro al raggiungimento di un obiettivo e sai cosa mi sono sentita dire quando alla fine non sono stata soddisfata? “Dai, non ci pensare!”
Ok, ho raggiunto l’obiettivo è vero, quindi è solo la mia soddisfazione personale ad essere lesa perché avrei voluto avere un risultato quasi perfetto come piace a me, ma “Dai non ci pensare!”? Ovvio, nessuna delle mie amiche si è preoccupata di chiedermi quanto ci tenessi a fare bene. L’obiettivo non era né un figlio né un matrimonio, ma solo una realizzazione personale e professionale, quindi praticamente il nulla.

Quest’estate non sono uscita spesso e quando l’ho fatto speravo di potermi sfogare con una di loro e parlare di quello che stavo facendo. Ogni sera invece mi ritrovavo ad ascoltare il racconto della sua storia, della sua prossima convivenza, del matrimonio di quell’altra o dei bimbi dell’altra ancora. Sono stanca.

A volte mi chiedo se un giorno troverò mai il mio posto, con delle persone che mi possano capire. Sono rimasta da sola, ormai. Io non voglio essere il tipo di ragazza che rimane a vivere una vita sola con il suo ragazzo, a me piacerebbe condividere ma alla fine mi ritrovo solo con lui, perché per gli altri io ormai non esisto più, se mai sia mai esistita.

Una sassolina

Desideri

La gente non l’ha mai capito.
Nessuno l’ha mai capito.

Io vorrei avere solo un amico che non se ne vada. Un amico che mi capisca, che mi sproni, che mi urli contro quando c’è da farlo, un amico.

Nessuno lo ha mai capito.

Sto male ogni volta che mi accorgo che le persone che consideravo amiche o quasi puff, come per magia, se ne vanno, mi voltano le spalle, trovano sempre qualcun altro diverso da me.

Io non chiedevo molto alla vita, solo un amico.
Solo un amico che non andasse via.
Solo una persona che non andasse via.
Solo una persona che mi facesse ragionare con delle semplici frasi buttate lì, un amico che mi spronasse e che mi chiedesse come stavo.
Un amico. Non una persona che si fa sentire solo quando ha bisogno di qualcosa.
Un amico.
Una persona che non andasse via troppo presto.
Una persona che, anche se vedi dopo dieci anni, rimane sempre la stessa.
Una persona che nella sostanza ti dice le stesse cose che ti dicono tutti, ma a differenza degli altri, non ti fa sentire sbagliata, mettendo il tutto da un’altra prospettiva.
Una persona che fosse in grado di tirarti su.
Una persona che non volesse niente in cambio se non forse un sorriso, quattro chiacchiere e un gelato.

Ma forse il problema è che anch’io non so essere una buona amica.
O forse è solo la settimana sbagliata, questa, per pensare  a questo.
Forse quella che parla è la ragazzina di 17-25 anni che credeva ancora alle favole e che ha idealizzato troppo la vita e, con essa, le persone.

Una sassolina