Completamente Amore

“Ti lascio il mio inno in un silenzio profondo per quando non ti viene sonno in una notte leggera.” 

Continuo a pensare e a  ripensare a chi potrebbero essere paragonati i Thegiornalisti, ma non mi viene in mente nessuno, anche se chi è più critico musicale di me, avrà sicuramente diecimila paragoni da fare.

A me Tommaso Paradiso dà speranza. In un mondo che corre all’impazzata e in cui i sentimenti sembrano essere in secondo piano, per dar spazio alle apparenze e all’essere fighi  è arrivato lui che ti mette delle cuffie in testa, ti fa salire su un motorino bianco o su una bici rossa Atala  e ti porta al mare, in una spiaggia anni 80/90, quando i sogni erano ancora tutti realizzabili. E non ha paura di cadere, perdere, parlare e quindi cantare.
Parla dell’amore più puro, anche se non corrisposto e lo fa con immagini che noi tutti abbiamo vissuto. Siamo andati tutti su e giù per le strade, con la sensazione di volare, nella vana speranza di incontrare quel qualcuno, abbiamo tutti preso il telefono e chiamato con delle scuse banali solo per sentire quella voce, noi tutti abbiamo sfrecciato una volta nella vita in macchina, sotto un lampione, senza una meta e senza una strada, con gli occhi lucidi, con una canzone specifica a farci compagnia. Noi tutti ci siamo voluti mettere su una nuvola e abbiamo detto

“la mia malinconia è tutta colpa tua!”.

Ma a parte le parole, è la musica che ti prende e ti porta via. Ti suscita qualcosa di diverso. C’è una cadenza lieve che provoca brividi e che rimanda al passato.
Sembra l’immensità di un cielo che si apre alle stelle, sembra di volare in un’infinità di ricordi che ti vengono gettati in faccia tutti insieme e questo solo grazie alla musica, non per forza alle parole. E non solo i ricordi, c’è anche il presente, perché Tommaso dà coraggio, Tommaso ti fa pensare “Sono innamorata e voglio gridarlo al mondo” come fa lui che non si vergogna ad esprimere ciò che sente. Come lui a cui ritirano la patente ma che continua a camminare felice, perso d’amore.

“Non trovo sonno, non trovo pace, sento che il cuore va più veloce. Solo così sto tanto bene, completamente. Non ho più fame, lasciami bere, baciami adesso anche se piove. Solo così sto tanto bene. Completamente!”

Una sassolina

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La più bella canzone d’amore che c’è

L’ultimo sogno di stanotte: io che vedo una ragazza che si alza da un divano e va ad abbracciare la sua gemella mentre inizia la canzone di Dolcenera. Poi mi sono svegliata.

Una volta mi è stato detto che ogni personaggio di un sogno è una parte di noi e allora mi chiedo: quelle due ragazze, di cui non ricordo bene il volto, descrivevano me? Erano le due parti di me che finalmente, finalmente, finalmente si sono ricongiunte in una?
Stanotte ho sognato anche la mia “storia”, e la paura di non riuscire a finirla di scrivere e io so quanto in quella storia ci siano le diverse parti di me.

Se ci penso mi commuovo, il cuore inizia a battere e ho quasi paura di dire «Ce l’ho fatta!»

Su ogni ferita ci passi su il dito, riempi i polmoni e continui a volare…
Ti fermi a pensare “Nessuno è normale” ti guardi in faccia a capire davvero chi sei…

Una sassolina

Run away

Corri o cammini?
Io corro!
Premettiamo che sono la persona più antisportiva sulla faccia della terra che, piuttosto che mettersi delle scarpe da ginnastica e andare a correre per far scendere la pancetta, preferirebbe rinunciare alla cioccolata e mille altre cose per dei mesi interi -ricordi di vita vissuta-.
Ma non intendo correre nel senso fisico della parola, piuttosto mentale.
Ci pensavo oggi, l’autostrada mi dà sempre da pensare.
Guidavo la mia macchina e pensavo a quella corsa che stavo facendo. Ovviamente ero seduta e l’unico sforzo fisico era quello di dover cambiare delle marce e girare il volante. Ma io correvo.
Correvo nei pensieri, nei ricordi, nel passato alla ricerca del momento in cui avevo smesso di ascoltare il gruppo che ho ripreso da poco tempo e che, ovviamente, mi ha accompagnata nel viaggio. Fino a poche ore fa credevo che quel gruppo lo avessi “abbandonato” per ragioni di cuore. Hai presente quando il tuo ragazzo ti dice “Ma ‘sto gruppo fa schifo!” e ti convinci che è vero? Ecco, credevo che fosse questa la ragione e invece no. No, perché ascoltando il cd mi sono tornati alla mente dei ricordi che vanno oltre quelle parole -senza contare che sulla musica io scherzo poco e non abbandonerei mai con facilità un gruppo perché mi viene detto “A me non piace”- ricordi che sono legati ad una canzone e che vanno addirittura oltre degli anni, da quelle parole e forse è lì che ho smesso. Ragioni di cuore, anche in quel caso? Forse. Ragioni di cuore diverse. Ragioni di stomaco, di cervello, di stati mentali.
A volte cerchiamo di eliminare alcune sensazioni dalla nostra mente a tal punto da accantonare tutto quello che le hanno accompagnate, anche se in quel momento sono state una valvola di sfogo o un abbraccio caloroso…
Era una canzone… Un’alba, delle scale da fare di corsa, l’accendersi una sigaretta e dare la prima boccata di nicotina, prima che iniziasse una nuova giornata fatta di pensieri, studio, parole, silenzi, visite… un’alba fatta di silenzio e musica.
E la corsa? Che c’entra? La corsa…
Io corro, schiaccio l’acceleratore quando le cose mi opprimono e inizio a sorpassare. Lo so, non è una cosa da fare, soprattutto quando si sta in discesa in autostrada! -Bambini non fatelo a casa!- Come se sorpassare due camion uno dietro l’altro che a te fanno anche paura e andare più veloce possa darti quel coraggio che sembra mancare.
Corri per non andare nel panico, corri per non fermarti perché sai che in alcuni momenti se ti fermassi non sapresti cosa fare. Non potresti fare più nulla. Corri via, te ne vai da tutto quello che pensi ed è stupido perché i pensieri stanno sempre lì eppure hai bisogno di farlo.
Diventa uno stato mentale.

Una volta l’ho fatto.
Mi alzavo la mattina per andare a correre prima di iniziare la mia vita. Devo ammettere che non era male, ma la pantofolaia che è in me, alla fine, dopo una settimana, riprese il sopravvento. Devo smetterla di far vincere sempre le altre parti di me. Non è salutare e me ne sono resa conto con gli anni. Correre dava un senso di libertà, anche se in fin dei conto non correvo proprio da nessuna parte. Rimanevo sempre nello stesso Paese a fare su e giù.
Lo stato fisico e quello mentale hanno due ragioni diverse.
Quando si corre mentalmente raggiungi luoghi e stati emotivi che non ti saresti mai immaginata di raggiungere. Come ascoltare quel cd in macchina. Sono tornata indietro, poi nel presente, ho continuato a correre fino alla barriera dell’autostrada –e lì ti fermi per forza- e di nuovo in un mondo tutto mio. Non sto certo dicendo che alla guida mi dissocio, sarebbe da incoscienti mettersi al volante in una condizione del genere, ma se pensassi solo alla strada sarebbe riduttivo e allora corro finché posso per poi arrivare a destinazione, quella fisica. Quella mentale ancora non l’ho trovata.

Una sassolina