Fare non fare

Ho comprato un libro che è stato, per una settimana, pazientemente ad aspettare che arrivasse il suo turno.
Mi sono tagliata i capelli.
Sono uscita per conto mio come facevo un tempo.
Stamattina sono addirittura passata da KIKO a comprare una nuova matita per gli occhi e le salviette struccanti.
Sono entrata in alucni negozi, propositiva per lo shopping, ma alla fine qualsiasi cosa mi faceva letteralmente schifo.
Sono tornata a casa e ho aperto il libro che mi stava di nuovo ad aspettare, dopo averlo lasciato alle due e mezza di notte, in un punto cruciale e mi sono reimmersa in un mondo diverso dal mio.
Nonostante tutto ciò, sono qui che scrivo.
Quando le persone si trovano in una condizione moralmente bassa fanno queste cose ma per me non funziona.
Cosa dovrei fare?
Forse una lista di cose da fare.
Ma cosa?
Ieri ho comprato anche dei pennelli per disegnare, sì, per disegnare a matita perché ho notato che le sfumature vengono meglio, ma poi, tornata a casa, non ho avuto voglia nemmeno di aprire il mio album da disegno.
Ieri pomeriggio, per strada, mi è balenata l’idea della mia situazione: è come se fossi in una continua attesa di qualcosa che non succederà mai.
Penso e ripenso. A volte mi dico “Ce la farò…” ma poi aggiungo “Tra cinque minuti!” Un pò come le diete che si iniziano sempre la prossima settimana.
Sono stanca. Sono stata ferita, non pugnalata. Ma forse chi lo ha fatto aveva ragione. Un sasso non dovrebbe sentire. Io invece sento, continuo a sentire la solitudine che non vorrei, continuo a sentire lo scorrere dell’esistenza che porterà inevitabilmente alla ragione della nostra vita, la morte.
Il significato dell’esistenza è insito nello scorrere del tempo e in quello che tutti cerchiamo di evitare, nell’unica cosa che invece nessuno potrà mai evitare. E allora a che scopo? Per vivere, per vivere al meglio la nostra esistenza che prima o poi finirà. Ma come si fa a farlo al meglio?
Mi metterei in stand by e lascerei scorrere il tempo.
Se mi guardo indietro so che le cose cambieranno o per lo meno, questi stati emotivi passano, sono sempre passati. L’ho vissuto altre volte, ma sono impaziente e questa perenne ansia mi butta di nuovo giù.

Una sassolina

Cos’è la Normalità

Ci sono cose che semplicemente non potrò più fare a cuor leggero.

Non potrò decidere più, ad esempio, di fare una dieta. Non senza far preoccupare le persone che mi vogliono bene. Ci pensavo ieri, mentre una mia amica mi raccontava i progressi e i benefici che sta riscontrando con il suo nuovo regime alimentare, me ne accorgo anche quando leggo di persone che vanno in palestra e si esercitano. Mi ritrovo ad invidiare quelle persone. Se lo facessi io forse farei preoccupare le persone che mi stanno vicino e allora mi nascondo. La mattina mi chiudo in bagno e faccio gli addominali, non sempre, quando ne ho voglia. È questo che è cambiato, la voglia. Non faccio più determinate cose per dovere morale ma per voglia, eppure non tutti lo capirebbero.

In questi anni ho fatto caso a tutti gli sguardi, questa cosa non è mai cambiata. Io noto le sfumature, noto quando qualcuno guarda il mio piatto con silente preoccupazione o con disapprovazione. Ma mi chiedo: perché quando una persona sta male e gli si chiude lo stomaco va bene, quando la stessa cosa succede a me, io devo sforzarmi per evitarla? A volte mi dico che non è giusto. Io ho seguito un determinato percorso per tornare a comportarmi da persona normale ma mi sembra che questo tipo di normalità io non la possa avere. Le persone normali decidono di fare delle diete, decidono di fare attività fisica, decidono di saltare i pasti perché si sentono gonfie o perché sono tristi o altro e invece io… io sembra che non possa più permettermelo.

Una sassolina

A volte è come…

A volte è come non #esistere.
Quante volte ho avuto questa sensazione nella mia vita? Troppe e ogni volta (fino ad un paio di anni fa) ho sempre reagito a modo mio sfidando gli altri, in un modo del tutto personale. Col tempo mi sono accorta che fare il gioco della vita o delle persone non ha senso, soprattutto non ha senso farsi del male e “fargliela vedere!”, far vedere realmente com’è NON ESISTERE.
Ogni volta che ripenso a me stessa penso che io sia stata l’unica amica che potessi avere. Solo a me interessava la mia esistenza. Mi interessava così tanto che ero disposta a tutto pur di far vedere che esistessi, cercando di autoeliminarmi. Ma poi ho capito: mi stavo distruggendo io e solo io. Coloro a cui volevo sbattere in faccia la mia esistenza, non esistendo, non si erano accorti nemmeno di quello che stava accadendo. Solo poche persone si sono rese conto del male che mi stavo facendo. Nemmeno io me ne accorgevo.
Ci vuole fegato a stare dietro a me…

Non era l’unico motivo. Ce ne sono tanti credo, così tanti che nemmeno io li conosco tutti. Voler non esistere o tenerci così tanto alla vita che finisci per stremarti e perdere di vista l’obiettivo.

Ora se penso a me stessa, alla me stessa di un tempo, continuo a dire che è stata l’unica amica che mi ha voluto realmente bene. Io l’ho amata se così si può dire, se si può amare il lato oscuro di sé. A volte mi manca. Lei non chiedeva nulla, mi abbracciava quasi a soffocarmi, non mi lasciava mai sola, mi faceva pensare ad altro… Non ero felice ma i miei occhi erano diversi e a volte mi mancano. Qualcuno potrà dire che non avevano luce, che non sorridevano, che erano inespressivi, ma a me mancano.

Una sassolina

Considerazioni

Il vero Io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te

Ho questo difetto di tenere troppo alle cose, che non so se è un vero difetto. Credo di essere un essere umano e di avere il diritto di essere rispettata come persona, come ragazza, come adulta. In questi giorni le cose non sono andate affatto bene e vuoi per un motivo, vuoi per un altro, mi sono sentita di nuovo sballottata in una vita che non riconosceva questo mio diritto. Parliamo tanto e ci riempiamo la bocca di parole quali diritti, doveri e rispetto quando nemmeno noi sappiamo a cosa ci riferiamo.
Sentirsi sbagliata, è questo quello che ho provato… di nuovo.
Quando parli e la persona, a cui sono rivolte le tue parole, volge lo sguardo a qualcos’altro, quando tu vuoi delle spiegazioni e non ti vengono date, chiedi consiglio e ti viene risposto in maniera evasiva “che vuoi che sia…”, quando tenti di avere delle risposte e queste ti vengono negate. Non ho mai sopportato questo atteggiamento. A volte penso che sia troppo presa da me stessa perché voglio essere riconosciuta come persona esistente. Ma poi mi chiedo: è un peccato? Io so solo che mi sono sentita spesso sbagliata, perché quando stai al mondo e ti sembra di non avere una risposta dall’altra parte, ti senti inesistente e allora, ad un certo punto, arrivi a pensare che quelle risposte tu non le meriti. Ora sono cresciuta, almeno di età e ho fatto un percorso che mi ha guidato alla consapevolezza di me stessa (in realtà credo di essere solo all’inizio). Esisto. Io Esisto e merito di Esistere, però quando mi sento di nuovo trasparente riaffiora quella parte di me che mi sussurra all’orecchio «Non sei Nulla!» e sto, inevitabilmente, male. Probabilmente è solo una mia impressione… probabilmente non è così… probabilmente sono visionaria, ma non credo. Inizio a pensare che le persone sono diverse da me e quando non capisco i loro atteggiamenti mi dico che forse sia un bene perché questo vuol dire che non sono come loro. A me piace la condivisione, piace lo stare bene insieme, a me piace egocentricamente parlando essere vista, non notata, solo vista. Io non amo mettermi in mostra. Se potessi, vivrei nell’ombra, resterei a casa, nella mia camera a sentire la musica per tutta la vita, ma la società mi impone di dover vivere in un contesto sociale appunto. Per anni mi sono anche chiesta il motivo: nessuno mi ha mai chiesto se volessi realmente questa vita, ma ora mi ci trovo e devo fare delle scelte. Una scelta sana è quella di non cadere in depressione, di non riversare le mie debolezze sul mio corpo, di non credere che sia Nulla solo perché le persone sono incivili, di continuare sulla mia strada.
«Tu tieni troppo alle cose.»
È vero, verissimo e forse ho iniziato a sbagliare proprio quando ho iniziato a farlo. Tenevo alle cose già tanti anni fa, ma a causa del mio essere riservata spesso venivo catalogata come una ragazza a cui non interessava nulla. Scusate se non prendo la parola ogni cinque minuti solo per dare aria alla bocca, scusate se per dire un concetto non ci giro intorno come se dovessi fare il giro del mondo, scusate se ho una mia personalità diversa dal resto delle persone. Questo cosa ha portato? A vedermi come gli altri mi vedevano e a dire: «Forse dovrei tenere di più a ciò che faccio, ciò che dico, ciò che mi circonda» e sono diventata una specie di maniaca ossessiva della perfezione. Cosa ha portato tutto questo?! All’insoddisfazione perenne e ad una me stessa che tiene veramente troppo a tutto e che ci rimane male se diventa trasparente.
Andarmene via? No, non lo voglio fare, anche se lo ripeto ogni giorno. Abbandonare? No, no e ancora no! Mi impongo di crescere e di continuare a stare in mezzo a chi continua a far finta che io non ci sia, perché io ci sono!

“Che cosa avevi da perdere?”
“La dignità!”
“Che cos’è la dignità? É forse il desiderio che tutti ti considerino brava, ben educata, piena di amore verso il prossimo? Rispetta la natura: guarda i documentari sugli animali e prendi nota di come essi lottano per il proprio spazio.”

Veronika decide di morire

Una sassolina