Tempo

È un nuovo anno ormai da quattro giorni.
Sono stati 4 nuovi giorni di un nuovo anno, ma sono già passati. C’è dell’ironia in tutto questo. Sono i soliti giorni, i soliti anni, il solito tempo che scorre eppure noi, ogni anno, il 31 dicembre festeggiamo: brindiamo alla chiusura dell’anno vecchio e accogliamo con un sorriso, pieno di speranza, il nuovo.
Perché?
Me lo sono sempre chiesta ma, pur non trovando mai una risposta, continuo a festeggiare. È uno dei miei soliti controsensi che mi accomuna alla massa.
«Come stai?»
Non lo so! Ho questi brividi allo stomaco da una settimana.
È il tempo che avanza e che mi mette di fronte a nuove responsabilità che mi fanno paura.
È il tempo che avanza e che si allontana, giorno dopo giorno, da momenti che mi hanno fatto star bene e che mi hanno vista sorridere come un bambina di fronte ad un fiore multicolore.
È anche il tempo che avanza e che si allontana dai giorni tristi, ma quelli rimangono sempre nel cuore…
Il punto è che questo è il tempo che avanza, capisci?
È il tempo che scorre inesorabile, implacabile….
Perché festeggiamo l’avanzare del tempo?
Perché io festeggio ancora lo scorrere del tempo quando l’unica cosa che vorrei fare è non crescere?
Le solite domande a cui non riesco a dare una risposta.
O forse la risposta c’è, è banale e fa più male di quanto si possa credere: sono come tutti gli altri.

Una sassolina

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